Secondo giorno: p0rn is the word.

May 15th, 2008

*giorno prima di partire*

Caska: “Dovremmo andare come prima cosa ad Akihabara a comprare l’adattatore.”

Selina: “Giusto.”

*primo giorno*

Selina: “oggi siamo troppo stanche, ma domani dobbiamo proprio andare ad Akihabara a comprare l’adattatore.”

Caska: “ovvio.”

*secondo giorno*

Colazione con onigiri (che ho promesso di non raccontare nei dettagli, anche se ne sarebbe valsa la pena XD) e camminatina che ci permette di vedere meglio Hatagaya e Hatsudai, nonché lo Showroom della Square-Enix, che non vediamo l’ora di conquistare <3

Torniamo a Shinjuku. lati positivi: tutti. Lati negativi, uno: commettiamo l’imperdonabile errore di sottovalutare la stazione. Ma non all’andata. Al ritorno. E’ SEMPRE al ritorno. Più sei stanco, disperato, coi piedi che sanguinano e una fame che mangeresti un giappino, più la stazione di mette alla prova. brutta troia e_e.

Ci buttiamo in una sconclusionata ricerca del Closet Child di zona, sconclusionata perché io sono famosa per essere estremamente sveglia, e ho lasciato le indicazioni in hotel “XD Selina prova con molta buona volontà a ricordarsi dove poteva vagamente essere collocato il quadratino rosa intravisto sulla mappa il giorno precedente con ventiquattro ore di sonno arretrato ma, chissà come mai, non ci riesce. Però troviamo, del tutto per caso, un Innocent World <3 Qui si ripete il rituale degli acquisti, con una commessa particolarmente veemente nel ringraziarmi, pensavo di aver firmato qualcosa…o_o;; C’era un parasole nero amabile ;_; ma sono una persona accorta e sapevo di porne portare solo uno come bagaglio a mano, e avevo preso tramite Mai quello di cappuccetto rosso, quindi…D: la Commessa Veemente rimpiazza anche i miei sacchettini scrausi con una grande borsa cartonata di Innocent World, il che non la rende meno pesante, ma sicuramente più carina <3

Entriamo anche in una libreria di proporzioni abnormi, dove l’idea di dare un’occhiata diventa -come qualsiasi cosa alla quale si voglia ‘dare un’occhiata’ a Tokyo- il preteso per passare due ore a fare niente senza rendersene conto. Mentre guardiamo le riviste di capelli una signora ci viene incontro e ci chiede se siamo italiane XD è stranissimo che un giapponese ti approcci, ed è stranissimo che noi ci lasciamo approcciare, soprattutto, ma a quanto pare non siamo immuni al fascino dell’italiano faticosamente articolato da bocche straniere (è giusto l’italiano articolato dagli italiani che ci dà fastidio), e rimaniamo a parlare un po’. Ovviamente, anche questa signora come tutti i giapponesi ha fatto il celeberrimo tour Milano-Venezia-Firenze-Roma. E’ bello come i luoghi comuni sull’Italia all’estero siano tutti tipicamente meridionali, ma nessuno si sogna effettivamente di venire in Italia per vedere Caltanissetta.

Durante il nostro vagare ci troviamo anche davanti al Meiji Jingu, il nostro primo vero tempio <3 Qui io scatto dodicimila foto alle statue delle volpi e alle tavolette votive, mentre posso vedere chiaramente gli ingranaggi nel cervello di Selina che girano; purtroppo pensiamo sempre alla prima cosa, e chiaramente quello a cui stiamo pensando è “preghiamo anche noi!” Io ho un minimo di riserbo, come dire, un certo tentennamento nel giocare con le religioni degli altri…poi mi sono ricordata che manco i giapponesi ci credono alle loro divinità casiniste, ci sperano solo, e la totale insofferenza di Selina per i culti altrui fanno il resto XDD Così restiamo in agguato a stalkerare giappini per un po’, rendendoci conto che, alla fine, si tratta solo di combinare a piacere inchini e battiti di mani. Io mi stavo prendendo male, già pensavo a gente inferocita che mi guardava malissimo perché, cazzo ne so, avevo battuto troppe volte le mani “XD Quindi andiamo, lanciamo qualche yen nelle grate (pochi, perché dobbiamo starci due settimane, lì!), suoniamo la campana e via inchini battiti di mani e passi indietro come se piovesse.

Finita l’esplorazione odierna di Shinjuku ci avviamo buone buone verso la stazione, col nobile intento di andare ad Akihabara a comprare il trasformatore, finché non abbiamo questo breve e coinciso scambio:

Caska: Stavo pensando…

Selina: Ikebukuru.

Caska: Ikebukuru.

Ve l’ho detto che pensiamo sempre la stessa cosa.

E così via, gli dei protettori del porno ci mettono le ali ai piedi per condurci a quello che diventerà a tutti gli effetti il nostro quartiere feticcio.

Spiegare perché proprio Ikebukuru ci abbia trafitte al cuore è facile e difficile insieme, perché anche Ikebukuru è facile e difficile insieme, grandissima e piccolissima insieme, caotica e tranquillissima insieme. Forse è solo una questione di strade - più strette. O forse è davvero una questione di yaoi. O forse è il Sanrio Store che ci siamo imparate a memoria, o le crepes che non erano così da nessun’altra parte, o il parfait che sto finendo di digerire proprio adesso.

Insomma, è stato un blast ineguagliabile.

Appena emerse dalla stazione, ho il chiarissimo ricordo di due bei ragazzi che facevano propaganda di qualcosa XDD e che ovviamente Selina non vede.  Un giorno mentre andavamo -credo- a Shinjuku, c’è stato questo momento topico in cui, con un’aria che ti gelava i capezzoli, questo ragazzo bellissimo scendeva le scale con la camicia sbottonata fin quasi all’ombelico. Impari presto a riconoscere la tamarraggine degli host XD (e il loro taglio di capelli) Naturalmente, l’ho visto solo io. Pareva che me li inventassi ;_;”

Comunque, torniamo a Ikebukuru XD  ad accolgerci è un’ondata di studenti dai quali veniamo praticamente travolte, e un giapponese vestito da Elvis che si dimena su un max schermo. Sotto di lui, una delle mille locandine dell’orrido film L: Change the world, che viene proiettato al cinema della Sunshine City (un centro commerciale di proporzioni epiche).

Poi, all’incrocio, io dico le parole che sono destinate a cambiare per sempre la nostra vacanza e il futuro di Selina: “Andiamo a dare un’occhiata al Sanrio Store, che compro qualcosa a mia sorella.”

La nostra anima non è marcita così tanto nemmeno alla Haru Comi.

Dopo essere state travolte da un’ondata di studenti, ci buttiamo in questo luogo di perdizione dove Selina sviluppa un’insana passione per Kuromi, che segnerà ogni singolo altro giorno della nostra permanenza. Pensiamo anche, pur senza aver preso funghi allucinogeni, che sia una buonissima idea comprare degli enormi cuscini con le facce di Kuromi e Cinnamoroll, e portarceli appresso tutto il giorno. Se non altro, scopriamo che la postpay funziona, in questo magico quartiere.

Usciamo e pochi passi dopo ci troviamo sbattuta in faccia una vetrata che palesa la presenza di un Closet Child lì vicino <3 Scoviamo l’entrata col mio istinto loli e approfondiamo la conoscenza degli ascensori giapponesi, che sono fottute trappole mortali. Ti falciano senza pietà, se ti metti sulla loro strada e nessuno da dentro ti tiene aperte le porte.

Il CC di Ikebukuru è piccino, ma sarà per l’amore sconfinato che nutro per questo quartiere, in qualche modo è anche il mio preferito. Appena entrata non vieni investita dalla consueta nuvola di rosa, cosa che permette a Selina di sopravvivere abbastanza da piazzarsi nella sezione cd, ma in compenso troneggia in mezzo alla stanza il jsk della collezione Strawberry di Angelic Pretty <3

Una volta soddisfatte dei nostri acquisti, ci ributtiamo nella mischia: non abbiamo nemmeno ancora cominciato.

Infatti, superata la Sunshine City e attraversata la strada, comincia la sfilata di negozi di doujinshi.

Ripeto: negozi - di - doujinshi. SOLO di doujinshi. Io mi fidavo abbastanza della razza umana da non credere che ne esistessero così tanti, invece…;__;”

Come un pellegrinaggio verso la mecca, facciamo la scoperta di una delle cose che mi manca di più in assoluto di quella città meravigliosa: ANIMATE.

Voglio che le mie ceneri vengano sparse lì.

Definire Animate una “fumetteria” sarebbe riduttivo, perché inevitabilmente vi verrebbero in mente le nostre, di fumetterie. Ebbene, prendete la più grossa che avete nella vostra città e moltiplicatela. Poi quello che avete ottenuto lo dividete per nove piani, ciascuno completamente a tema (novità, action figures, modellismo, character goods, shonen, shojo, hentai, yaoi—) e otterrete una pallida immagine di quello che è Animate.

Immediatamente afferriamo i biscotti della Otome Road, rappresentanti gli stereotipi degli yaoi <3, poi dalla piramide che si erge sotto uno schermo che proietta il primo episodio di Evangelion prendo una lattina di caffé UUC sponsorizzato da Asuka versione camerierina. Ai piani successivi mi fiondo sulla nuova action figure di Aeris in versione CLASSICA (lo scrivo in maiuscolo, CLASSICA, non quelle merdate tratte da Advent Children, Crisis Core e stronzate varie per gnubbi uscite adesso), che era una delle cose che volevo assolutamente prendere una volta arrivata <3 Purtroppo Tifa e Cloud sono finiti D: ma in compenso Selina acchiappa Squall, e proseguiamo, finché io non prendo anche due pendaglietti per cerniere di Kamina da regalare al Kaw e a suo fratello <3 e un doujinshi kaminaXsimon per me <3″ Era primo in classifica di vendita, NON POTEVO lasciarlo lì ;O; XDDD

All’uscita, rimirando i nostri biscotti, ce ne rendiamo conto: siamo sulla Otome Road.

La Otome Road è uno dei luoghi di pellegrinaggio prediletti dalle fangirls, in quanto catalizza in un’unica zona svariati negozi a tematica del tutto o prevalentemente yaoi. Qui tantissime ragazze si riversano tra gli scaffali fittissimi di doujinshi, e frugano come disperate alla ricerca del porno dei loro sogni.

Anche noi, naturalmente, eravamo fra queste.

Qui comincia la nostra disperata ricerca di doujinshi su Kingdom Hearts, ma si rivela essere verissimo quello che Sule e altri mi avevano detto: la Disney ha fatto opera di rastrellamento totale, e trovare qualcosa su KH è difficile come trovare qualcosa di decente in “Nana”.

Ci rechiamo in ogni dove, giriamo in lungo e in largo, raccogliendo sguardi divertiti o compassionevoli da commesse che ti dicono con lo sguardo “poverine, in che fandom si sono andate a cacciare”, finché alla fine, stanche e solo per miracolo con le speranze non azzerate, troviamo qualcosa *_* un’akusora puccerrimo <3

Gli dei, come al solito, ci assistono e ci vogliono bene, anche se stiamo facendo del turismo sessuale <3

Ci manca ancora un negozio da vedere, oltre a Mandarake che è chiuso, ma io sono MORTA e ho il buon senso di trascinare via Selina con la forza, perché dieci minuti dopo, privata dei resti della forza motrice fangirl, si rende conto di essere a pezzi anche lei.

ovviamente, trascorriamo un’altra ora e mezza buona girando come due coglione patentate per la stazione di Shinjuku, sul punto di piangere e imprecare maledicendo Dio per averci permesso di fare una cosa così stupida come entrarci <3″

In hotel ramen precotti (scaldati con l’acqua calde del rubinetto: pessima, pessima idea) e dritte a letto, stanche come se avessimo girato alla ricerca di un modo per spendere soldi tutto il giorno…un attimo! E’ proprio quello che abbiamo fatto *O*

Primo giorno: il viaggio - ovvero: “siamo noi dentro l’aereo, o l’aereo è dentro di noi?”

May 2nd, 2008

Dovremmo essere emozionate fino al vomito, invece io come di consueto mi perdo i momenti migliori perché mi sono già emozionata quando abbiamo deciso di farlo e QUINDI essendo bacata non posso più farlo perché sarebbe troppo dispendio di energia. Che cazzo. Quindi, io me ne vado comodamente a dormire la sera prima (anche se alle cinque del mattino, ma per una serie di sfortunati eventi *_*” e perché è l’orario normale, per me e Selina) e il mattino dopo quasi (quasi) come se niente fosse mi preparo con il preciso intento di andare IMMEDIATAMENTE da Marui appena arrivate. Non solo per palese psicopatia, ma perché il nostro albergo è vicino a Shinjuku e dobbiamo comunque aspettare quattro ore MA chiaramente non posso vedere il mio primo negozio lolita conciata come una pezzente in jeans e scarpe da ginnastica e felpa, così -immune alle perplessità dei genitori- decido di farmi quattordici ore di aereo così addobbata: jsk in tartan rosa di BTSSB, camicia a maniche lunghe (dall’infausto destino), golfino bianco scrauso perché non ne avevo di migliori, collant, borsa di cappuccetto rosso, calze di AP e Tea Party. La petticoat me la risparmio, e la ficco nel bagaglio a mano per infilarla appena arrivata (insieme al cerchietto rosa di BTSSB). E’ inutile parlarvi di come quella povera creatura di tulle sia uscita da questo viaggio, credo.

Trotterelliamo in aeroporto e il check in è meravigliosamente vuoto, quindi lo facciamo in tre secondi. Ci è voluto di più a farsi impacchettare le valigie come se Slimer ci avesse sbavato sopra (e per la modica cifra di nove euro), occasione nella quale ho fra l’altro avuto modo di appurare per la prima volta che Selina non per niente è mia amica: è riuscita a portarsi dietro una valigia anche più pesante della mia *_* io le voglio bene, per questo <3 Anche se mia madre fa la classica profezia che si avvera perché è annunciata: “Secondo me sto trolley si sfascia.”

…non l’avesse mai detto.

Naturalmente, me la piango quando saluto i miei, anche se fortunatamente per pochissimo (non sarebbe stata una grande tragedia, per fortuna, ho avuto il buon senso di non truccarmi) perché mia madre se n’è andata subito (sono schifosamente debole alle lacrime di mia madre *_* ma sono debole anche al sentirmi come se stessi partendo per il Vietnam, in effetti). Così io e la Seli restiamo a bazzicare sole in aeroporto continuando a ripeterci che zomg andiamo a Tokyo e vaffanculo a tutti (altro tormentone del viaggio). Lei chiede anche ad un gentile poliziotto se può filmare, e lui: “Che cosa vuoi filmare °_°?”

Selina, un po’ frastornata, torna con un’espressione tipo “…non so, gli aerei ;_;?”

Finalmente, comunque, viene il nostro imbarco <3 L’aereo è una figata pazzesca, quindi dopo l’iniziale agitazione diventa la mia seconda casa e sono scialata come le foche allo zoo di Ueno se non di più. Siamo così scialate che a Zurigo rischiamo di perderci l’imbarco XD dopo esserci terrorizzate a morte per una spaventosa pubblicità pseudo 3D che scorre sui muri delle metropolitane che collegano i gate. La nostra permanenza a Zurigo è breve (e imbarazzante: stavano per chiamarci),ma una cosa è certa: gli Svizzeri ci tengono ai luoghi comuni. Ci sono ovunque cioccolato pastorelle e caprette, wtf, se c’erano pure le banche dei ladri eravamo a posto.

E qui comincia il viaggio eterno. Devo dire che personalmente l’ho trovato leggerissimo o_o tenete anche conto che io reggo la noia in modo miracoloso,posso stare ore ferma senza fare niente, da piccola lo facevo sempre e scommetto che ero molto più felice di quanto non lo sia adesso XD l’unica cosa è che è lungo. LUNGO. Per far passare il tempo L’Aereo ci mandava all’ingrasso continuando a portarci cibo come se coi nostri corpi avesse dovuto sfamare la Cina, poi a un certo punto ha deciso che, non ci sono cazzi, DOVEVAMO DORMIRE, cosa che io riesco a fare sì e no per mezz’ora in undici ore di volo. Comunque il tempo in qualche modo passa, per esempio guardando Alvin e i Chipmunks, prodotto per nostalgici degli anni ottanta come me e Selina che, come chiunque sia nato in quegli anni, nonostante la chiara patacca che ci trovavamo davanti, facevamo “aaaaaaaaawn ;O;” per il fanservice sfacciato, come le magliette (versione moderna) e gli svariati “ALVIIIIIIN!!!” disseminati insensatamente qua e la. Poi, partono gli svarioni. Io comincio a dire cose epic tipo “siamo noi dentro l’aereo, o è l’aereo dentro di noo?”. Ti sembra di essere nato lì, dopo un po’. Davvero. Tu non vieni da un posto, non vai in un posto. Sei lì, e basta °__°

Comunque sappiamo che i kami ci assistono perché io trovo lui: il Salatino Kamina. In noi arde lo spirito dei veri uomini èOé!

E poi, arriviamo a Tokyo. Selina è tutta esaltata, e teoricamente lo sono anch’io, che però continuo a rimandare le esternazioni. Al momento, sono angosciata da prima di partire per la mia fottuta valigia °___°

Mentre siamo in fila per dei controlli che sembrava di vedere Il Padrino Parte II, quando Vito bambino viene fatto entrare in America e lo mettono in quarantena peri pidocchi, facciamo per la prima volta quello che diventerà il nostro sport: evitare gli italiani che sentiamo in lontananza (mai troppa) come eviteremmo un carretto di merda senza una ruota.

La fila fortunatamente è molto fluida, prendono le impronte digitali, fotografano gli occhi e via, verso l’unica cosa che mi interessa: LA VALIGIA.

Pochi passi dopo, con puntualità prodigiosa, eccola *____* verde e incellofanata che sembra che Slimer ci abbia eiaculato sopra, perché siamo l’unico aeroporto al mondo dove rubano le cose, a quanto pare.

Finalmente posso essere felice *___* Ma per poco, perché rimando la gioia a quando saremo a tutti gli effetti a Tokyo.

Prendiamo per un pelo in Narita Express, e per un pelo non tanto per il culo che fosse a quell’ora (i mezzi in Giappone hanno una parola sola:se arrivano a e 58, è e 58 e BASTA), ma perché per essere certe di quello che facciamo cominciamo a tampinare il controllorino che nel suo inglese scrauso continua a dirci “avanti, avanti ;O;”come se salendo in quella carrozza avessimo rischiato di farci sbranare da una tigre. Poi, sconvolte, capiamo semplicemente voleva farci prendere i posti della nostra prenotazione, nonostante il treno fosse deserto.

E quando finalmente la Caska si siede, bella contenta, si rilassa, e comincia ad entusiasmarsi…comincia a spruzzare sangue dal naso stile Ataru Moroboshi. RASENTE AL VESTITO DI BABY. Fortunatamente il mio istinto lolita mi fa sblobbare solo sulla camicia, ma questo non toglie che passo la prima parte della mia prima giornata a Tokyo come una che ha appena sparato in piena faccia a Marv.

Giungiamo stanche morte, ma felici, alla stazione di Shinjuku, dove ci troviamo davanti ad una cosa che impari ad odiare facilmente quando sei alta un metro e cinquantacinque x venti chili di valigia: LE SCALE. Superato l’ostacolo cominciamo a trascinare i nostri cadaveri per le meravigliose bellissime stupendissime giapponesissime strade giapponesi (che, per dirla tutta, erano strade normali…ma anche no! ;_;) e io vedo pure la prima lolita *_* …con l’orrido abito con gli orsi pasticceri di Metamorphose, ma vabbé.

Il nostro voler arrivare in albergo a piedi si dimostra una Waterloo: certo, è vicino a Shinjuku, ma NON con venti chili di valigie, di cui una con le rotelle immobilizzate (quella sfigata di Selina, appunto). Disintegrate nel corpo e nello spirito incrociamo fortunatamente la strada di una dolce giappina che in un buon inglese ci indica la via (vedendoci trafelate davanti alla cartina si è avvicinata da sola, le facevamo pena “XDD)e ci augura una buona vacanza <3 Andiamo verso la fottuta stazione di Hatsudai, e proprio quando siamo sicure che stiamo per morire, ecco che come un’oasi nel deserto, sull’altro lato della strada, vediamo LUI *____*

Ok, questa è una rappresentazione della realtà: noi eravamo troppo distrutte e cariche come muli per tirare fuori la macchina fotografica, figuriamoci per attraversare la strada XD questa foto è stata scattata più tardi XD Ma è stato un momento straordinario e ci siamo definitivamente rese conto che, stracazzi, eravamo a Tokyo *___* Alla faccia di mio padre che non ci credeva XDD

Rinvigorite scendiamo in stazione ad Hatsudai e riemergiamo ad Hatagaya. L’albergo fortunatamente è vicinissimo, dietro l’angolo, così possiamo entrare e farci venire un infarto quando ci dicono che le nostre carte non vengono accettate O__O Fortunatamente la posta è attaccata all’hotel, andiamo a prelevare e ci rendiamo conto che li funzionano. Alché io mi permetto di avere il suddetto infarto, poi andiamo a pagare, e finalmente buttiamo in un angolo quelle merdosissime valigie.

Anche se andremmo volentieri a dormire come se non ci fosse un domani, il check in è alle quattro, e noi abbiamo quattro gloriose ore da trascorrere passeggiando, facendo finta che l’entusiasmo zittisca la fatica fisica. Vi dirò: NON E’ COSI’. Ma dopo il primo tour al bagno (no, non siamo le solite turiste tristi che fotografano il cesso: noi l’abbiamo RIPRESO *_* e io mi sono pure quasi scottata il culo con la tazza, per dirvela tutta,per fortuna sono riuscita a regolarla *_*;) usciamo, decise (io, soprattutto) ad andare a Shinjuku e scovare Marui. Non prima di cibarci, però, che siamo in punto di morte e abbiamo serio bisogno di riempirci (nonostante nello stomaco ci siano ancora gli otto strati che ci hanno imboccato in aereo) e rilassarci. Così ci fermiamo a mangiare in un ristorantino piccino piccino all’entrata da Hatsudai della stazione di Shinjuku. Paghiamo pochissimo e scopriamo che gli amati ramen, prima solo assaggiati nei cup, dai “vero” sono buoni come…non mi funziona il generatore casuale di metafore. Sono semplicemente TROPPO buoni. Comunque per la precisione per questa volta non prendiamo ramen, ma noodles. Sono più grossi. Abbiamo troppa fame XD le uniche seccature, che ci seguiranno per tutto il viaggio, sono la mancanza della bottiglia dell’acqua e e dei tovaglioli. Per i tovaglioli ti attacchi, cazzi tuoi. Noi abbiamo fatto un uso spropositato di fazzoletti e salviette. per l’acqua devi chiamare qualcuno che ti riempia il bicchiere, o andare a riempirlo dalla macchinetta. Se ti va bene, c’è un brik nelle vicinanze. Comunque, fatta l’abitudine, non è male. L’acqua, non i tovaglioli. La mancanza di tovaglioli sucka.

Ci inoltriamo poi all’interno della stazione di Shinjuku, che all’andata sembra mansueta, ma è famosa perché dopo averti illusa TI MASSACRA ti prende ti strappa il cuore risucchia le tue energie vitali e ride sputando e saltando sulle tue membra spiaccicate a terra. Quel posto è l’inferno. Ve lo dico io. Ve lo può dire CHIUNQUE sia stato a Tokyo, ma descriverlo è impossibile. L’inferno, sì. Ve lo dico io.

Comunque, per il momento siamo fanciulle ignare, e raggiungiamo con relativa facilità Marui. Shinjuku è un tripudio di gente e di palazzi, e la prima impressione è subito di amore assoluto, infatti ci torneremo spessissimo, e non solo perché è quasi obbligato e per Marui “XD

Due poster all'entrata di Marui

Ma parliamo di Marui. Più precisamente, della Caska che per un attimo dimentica di non dormire da più di un giorno consecutivo e raggiunge l’estasi al piano sweet loli *O* Ovviamente mi sono fiondata subito da BTSSB, anche perché era proprio quello che ti accoglie alla fine delle scale mobili tipo porte del paradiso.

Selina, che mi vuole bene e per questo non permette a se stessa di sciogliersi nonostante sia chiaro che soffra in mezzo a tutto quel rosa (vi giuro, anche per me che lo amo, è accecante. Troppo, troppo rosa XD) mi tiene il cappotto mentre in grande stile facciamo la conoscenza del rituale inquietante dello shopping giapponese. Se andate a Tokyo e i commessi cominciano a parlarvi come se vi leggessero i vostri diritti, non spaventatevi: dicono tutti le stesse cose. Ma andiamo con ordine.

Prima di tutto, tutti sono convinti che ci siano i “negozi” come li intendiamo noi, per le brand. Il negozio di BTSSB, più in là quello di AP, e così via. Non è così. I negozi, salvo rare eccezioni sfuse (due Putumayo, un Innocent World piccolissimo, un BABY ancora più piccolo a Daikanyama e mi pare un Metamorphose -ce ne saranno altri, ma comunque, non è la norma) sono tutti concentrati, senza pareti che li dividono tra loro, in un gruppo di piani tematici.

I negozi loli sono estremamente graziosi. Ci sono tappeti rossi, dolcetti e specchi a volontà, ma quasi sempre un solo camerino (anzi, io ho visto SEMPRE un solo camerino). La merce è tutta esposta,e mostrando quello che ti interessa alla commessa lei vi fa provare tutto standovi dietro passo a passo, ma non addosso. Non cercati di mandarle via o di spiegare che ce la fate da sole, anche se avete buone intenzioni, perché è visto come un grandissimo segno di scortesia. Anche perché non dovete preoccuparvi: qualsiasi cifra spendiate, verrete trattate benissimo, quindi non vi sentirete mai “costrette” a comprare.

Io provo due cutsaw, spaventandomi a morte perché entro per sbaglio con le scarpe nel camerino e a momenti la commessa sviene *_* ma mi perdona XD e come una pazza li compro senza esitare, perché li avevo puntati prima di venire via. “XD La commessa mi incarta gli oggetti uno a uno nella velina rosa, me li imbusta, va alla cassa, comincia la consueta tiriteira in cui ogni frase finisce in “–maseeeeen” (i giapponesi, nei negozi e nei ristoranti, soprattutto, cantilenano in modo che smebra ti prendano per il culo)e invece di damri semplicemente la mia ambita busta in mano mi conduce fuori dalla soglia che delimita il negozio e me la porge solo una volta che sono uscita, continuando a ringraziarmi come se le avessi adottato un cane.

Felice e contenta, ma STANCA, STANCA, STANCA, concordo con Selina che in fin di vita mi supplica di tornare in albergo, e ci dirigiamo mestamente verso la stazione, promettendo a Shinjuku di tornare presto.

La cosa ironica è che riusciamo ad uscirne qualcosa tipo due ore dopo “XD

L’inferno. Ve lo dico io.

Finalmente in camera, faccio giusto tempo a rendermi conto che sì, è piccola, ma puccina, che mi sbatto sotto la doccia e poi come una bestia in agonia MUOIO sul letto. In questo preciso arco temporale.Non apro nemmeno la busta di Baby, vedete un po’ voi. Ma tanto è il solo primo di altri quattordici giorni, quindi fanculo *____*

Ma soprattutto: perché “Doping Panda”?

April 6th, 2008

Perché un giorno trotterellavamo aggraziate verso Shinjuku, c’era un vento della madonna e io avevo l’ansia che mi volasse via la parrucca nonostante fosse più probabile che volasse via l’asfalto, e ad un certo punto mentre io ero ammaliata dall’inquietante ed onnipresente pinguino della Suica un maxi schermo dall’altra parte della strada ha cominciato a trasmettere la classifica; Selina l’ha guardata per un bel pezzo nella speranza di vedere qualche volto noto (speranza più e più volte infranta, perché è meglio che ve lo mettiate in testa fin da subito: la maggior parte dei personaggi famosissimi qui il giapponese medio non se la incula di striscio, quindi al prossimo che vuole andare a Tokyo per vedere i video di Mana ovunque rido in faccia più forte del solito), ed il video isterico davanti al quale ci siamo trovate era appunto di un gruppo chiamato “Doping Panda”.

Giusto ora scopro che non sono stati una visione indotta dai fumi tossici e che costoro esistono, ma quando il nome è uscito è stato unanime: “Il blog lo chiamiamo Doping Panda”. Senza nessun motivo. A parte che quando abbiamo effettivamente visto il panda ad Ueno, abbiamo pensato che una dopata non gli avrebbe fatto male, era scazzatissimo.

Desperate Housepandas.

Il perché del sottotitolo invece lo capirete. OH, se lo capirete.

Che cos’è e soprattutto PERCHE’.

April 6th, 2008

Che cos’è è semplice: un blog sul nostro primo fichissimo viaggio a Tokyo fatto nel marzo 2008 dopo mezzo anno di derisioni da parte di parenti che ci prendevano sul serio come se avessimo detto che intendevamo prendere un gruppo di fangirls ed educarle ad apprezzare la coppia raito/misa (rendendole cieche, suppongo) (e ‘death note c’ha rotto il cazzo’ è stato un tormentone del viaggio, quindi rassegnatevi a trovarlo spesso).

Anche il ‘perché’ è semplice: perché se vai a Tokyo non te lo tieni per te. Il perché di un blog invece che di un sito è più contorto: pago annualmente un dominio di cui utilizzo un decimo dello spazio, quindi mi sembra legittimo occuparne un altro po’ con uno script. Ma faccio ancora parte di quella scarsa percentuale di persone che sanno ancora cos’è, un sito, e straordinariamente lo sanno anche fare (nonostante questo blog potrebbe sembrare la chiara evidenza del contrario).

Qui dovreste trovare le nostre cronache di viaggio, fotografie, svarionamenti ed impressioni varie su quella città non-avete-idea-di-quanto-assurda di Tokyo. Perché Tokyo non c’entra un cazzo con quello che tutti immaginano e contemporaneamente ci prende ogni singolo sfacciato luogo comune.
“Dovreste” perché siamo pigre e incostanti, ma faccio affidamento sul nostro desiderio di farci invidiare da tutti per sconfiggere questo oscuro lato di noi <3

Il nostro trip è durato due settimane, troppo poco per guardare e riguardare ogni singolo quartiere come avrebbe meritato, ma abbastanza per riuscire a vedere quasi tutto (che è molto più di quanto non si possa desiderare) e non far venire a nuoto le nostre disperate madri a riprenderci. Senza contare che camminavamo guardando i barboni e commentando “se stavamo un’altra settimana dovevamo toglierci anche noi le scarpe prima di entrare nel cartone”. Difficilmente offriremo consigli per farne uno voi, perché siamo infide egoiste e soprattutto io mi sono sbattuta per googlaree siccome google non è a pagamento potete usarlo anche voi, MA, tutto fa brodo quando si parla di Tokyo, fidatevi.

E ora, appunto, parliamo di Tokyo.